Lettere nei ritratti

Lettere nei ritratti

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Apro la posta.
100 nuovi messaggi.
Iniziano tutti con Cara Afrodite.
Mi aspetta una nuova lunga giornata.
- Buongiorno, Afrodite!- mi saluta la mia collega Josephine.
Da quando ho iniziato ad occuparmi della rubrica di Afrodite, sembra che nessuno in redazione si ricordi il mio nome. A volte neanche la mia capa se lo ricorda e questo mi preoccupa.
Eppure nella rubrica c’è scritto anche il mio nome completo, Elizabeth Norton, ma è completamente ignorato. Lamentarmi non mi aiuterà a portare a casa il pane.
Mi metto gli occhiali e inizio a leggere le numerose email.
Leggo per prima quella di Velma Sono quasi tutte uguali: ragazzine che soffrono come delle adulte per una storiella di poche settimane finita male, oppure sono innamorate dei loro cantanti o attori preferiti. Le peggiori sono quelle in cui dicono di essere pronte per fare sesso… e hanno solo 13 o 14 anni.
Mi chiedo perché le generazioni di oggi abbiano una grande fretta di crescere. Anzi, credo di saperlo: ancor prima di cominciare le scuole elementari, i genitori rivelano ai loro figli che Babbo Natale non esiste. Puff! L’infanzia è finita.
Dovrei scrivere un articolo su questo argomento, ma dovrei anche citare mia cognata Farrah, dato che è stata lei a raccontarmi di quello in cui credono gli allievi della sua scuola.
Lasciamo perdere. Dopotutto, non sono una vera e propria giornalista. Mi occupo della posta del cuore della più famosa rivista per adolescenti del Mondo, NY Girl e le mie risposte non finiscono in prima pagina. Lasciamo perdere, devo lavorare.
Invidio la mia collega e coinquilina Marie. È andata a intervistare Ariana Grande a Los Angeles e scommetto che troverà anche il tempo per un bagno in mare.
A mezzogiorno, ho risposto a trenta email.
Mi tolgo gli occhiali e mi massaggio le palpebre.
- Ehilà, Lois Lane? È ora di mangiare!- mi chiama Keira sbucando da dietro il suo computer e mi mostra il suo pranzo, un sandwich con roast beef.
Chiudo la posta e tiro fuori dalla mia borsa il piccolo contenitore di plastica con dentro la mia insalata di pollo con pomodori e carote.
Mentre mangio, osservo lo sfondo del mio computer. Ho messo la foto del matrimonio di mio fratello Bernie con Farrah. Lui è vestito di bianco con un fiore rosso sul petto, proprio come James Bond, e lei indossa un meraviglioso Vera Wang bianco, con un morbida gonna lunga, spalline morbide e un velo lungo fino alla vita. Tra le mani tiene un enorme mazzo di rose pesca. Io sono stretta a Bernie, nel mio orrendo abito da damigella che mi fa sembrare un’elegante caramella all’arancia e con un piccolo mazzo di rose bianche. Avrei voluto mettere quella di noi due con papà. Il problema è che quella foto non è mai stata fatta. Abbasso lo sguardo.
Un momento. C’è una busta sulla mia scrivania.
Deve avermela lasciata il ragazzo della posta mentre rispondevo alle email.
È indirizzata alla rubrica Cara Afrodite della rivista NY Girl. Non c’è neanche il mittente.
Devo assolutamente scoprire chi me la manda.
Sposto il mio pranzo e apro la busta. È una lettera scritta a penna e non a computer. Credevo che la gente non le scrivesse più.
Mi rimetto gli occhiali e inizio a leggere.
Desmond Rip?
Mi suona familiare questo nome.
Comunque, chi si crede di essere questo tizio per dirmi come fare il mio mestiere?Gentile signorina che si fa passare per Afrodite, le scrivo per dirle che ho letto la sua rubrica per puro caso e trovo le lettere che le ragazzine di New York così banali e sciocche. Voi femmine, qualunque sia la vostra età, non capite niente dell’amore. Vi bevete qualunque stupidaggine ci sia scritta in un libro o sia detta in un film e vi convincete di trovare un lieto fine simile nella realtà. Anzi, credo di sapere quale sia il vostro problema: voi desiderate l’amore come desiderate una borsa firmata. Ve ne innamorate quando la ricevete e appena vi annoia, l’abbandonate nell’armadio o la buttate via. L’unico vero amore che conoscete, è quello per i soldi.
Fossi al suo posto, signorina Afrodite, chiuderei la rubrica e lascerei le lettrici a risolvere i loro problemi da sole.
Oppure, cederei il mio posto… ad un uomo.
I miei saluti,
Desmond Rip
E poi da quando un uomo legge una rivista per ragazzine? Non ha nominato una figlia, quindi non è un padre. Che cosa gliene frega di quello che consiglio?
- Elizabeth, va tutto bene? Non hai fame? Che cosa stai leggendo?- interviene Keira.
- Eh… niente. Niente di importante.- taglio corto e nascondo la lettera sotto la tastiera del computer.
Vado su Internet e digito su Google Desmond Rip.
Compaiono più di mille risultati, molti dei quali s’intitolano Desmond Rip il pittore.
Clicco sulla Wikipedia.
Ci sono poche informazioni.
A quanto pare, Desmond Rip,
all’anagrafe Desmond Achilles River, è nato in Canada nel 1984. È il figlio adottivo del miliardario Sylvanus River e ha iniziato a dipingere quadri all’età di dieci anni, ma a quanto pare, è più famoso per la sua avversione verso le donne. Infatti, non permette mai al sesso opposto di partecipare alle sue mostre.
Interessante. Davvero interessante. Strano che abbia scritto a me. O meglio, ad Afrodite.
- Elizabeth? Che cosa c’è? Non ti piace la tua insalata?- insiste Keira, ma io la ignoro.
Mi è passata la fame.
Vado su Facebook e digito il nome di Desmond Rip nella barra di ricerca.
C’è una sola pagina dedicata a lui.
Quando la apro, trovo soltanto foto dei suoi quadri. Sono fatti a carboncino.
Tutti quelli che raffigurano donne sono neri e quelli con oggetti, uomini, paesaggi e bambini sono lilla, azzurri, verdi e rossi.
Che strano… ma è anche interessante. Ora mi è più chiaro che mai che questo Rip odi le donne. E intanto la mia curiosità è aumentata.
- Elizabeth? Che cosa stai facendo?- chiede una voce alle mie spalle.
Vedo nel riflesso dello schermo nero del mio computer la mia capa, Fiona.
Faccio per nascondere di nuovo la lettera sotto la tastiera, ma Fiona la prende al volo.
- Che cos’è questa?
E la legge ad alta voce.
- Ooh, che buffo! Un uomo che scrive alla nostra rivista!- interviene Keira.
Vorrei urlarle di farsi gli affari suoi e di tornare alla sua stupida rubrica sulla moda.
- Interessante. Molto interessante.- commenta Fiona.
- Oh, la trova interessante...- sussurra Keira.
Nel vocabolario di Fiona, Interessante vuol dire «Un’ottima storia per un articolo».
- Desmond Rip? Quell’artista nemico delle donne? Ha scritto a noi?- esclama emozionata.
- Veramente ha scritto a me!- dico in mia difesa, anche se so che questo Rip non ha scritto esattamente a me, ma al mio alter ego.
- Elizabeth, vieni con me!- ordina Fiona e la seguo nel suo ufficio. È grande e pieno di copertine incorniciate di tutti i numeri di NY Girl. Quella con Beyoncé è pure autografata.
Fiona si siede dietro la sua enorme e bianca scrivania e si mette a digitare qualcosa sulla tastiere del computer. Io rimango in silenzio ad aspettare che mi dica qualcosa.
Provo a riprendermi la lettera, ma Fiona mi schiaffeggia sulla mano senza staccare gli occhi dal computer.
Dopo cinque silenziosi minuti, Fiona distoglie lo sguardo dallo schermo e si rivolge a me.
- Elizabeth, Desmond Rip non ha figlie, perciò sarà più intrigante scoprire perchè ha scritto alla nostra rivista.
- E chi andrà a scoprirlo? Non abbiamo una rubrica dedicata all’arte. Alle ragazzine interessano solo gli artisti che fanno musica, cinema e televisione.- le ricordo, pur sapendo di fare la figura della presuntuosa.
- Andrai tu a scoprirlo! Sento che verrà fuori un grande scoop: un artista adulto che si rivolge alle ragazzine invece che alle donne per parlare d’amore!
- Sembra quasi che debba chiedergli di prendere il mio posto nella mia rubrica.
Fiona ride alla mia battuta sarcastica.
- Il punto è, Elizabeth, che quell’uomo non ha mai permesso alle donne di partecipare alle sue mostre e nessun giornalista è mai riuscito a sapere il perché. Questa è una grande occasione che non possiamo sprecare! La nostra rivista acquisterebbe ancora più fama! Persino gli adulti vorranno leggerla!- esclama Fiona eccitata proprio come una teenager che sta combinando un incontro con il suo idolo.
- Che cosa dovrei fare esattamente? Se questo Desmond Rip non permette alle donne di visitare le sue mostre, come potrò intervistarlo?- chiedo confusa.
Fiona si alza e si avvicina a me.
- Alzati e girati lentamente.- mi ordina e io ubbidisco.
Fiona stringe le labbra e se le tocca con un dito.
- Hai un fratello, giusto? Digli di prestarti dei pantaloni, una giacca e una cravatta. E poi…
Mi passa le dita tra i capelli.
- Tagliati i capelli e comprati dei baffi finti.
Mi allontano da Fiona, come se mi avesse chiesto di commettere un omicidio.
- Dovrei vestirmi da uomo? - Solo così potrai accedere alla prossima mostra di Desmond Rip. Sarà tra cinque giorni. Ti do tempo fino a domani sera per scegliere un nome e un look da uomo, poi farò in modo di farti avere un pass. Ora torna al tuo primo lavoro!
Mi restituisce la lettera e mi accompagna alla porta dell’ufficio, come se non sapessi uscire da sola.
Torno alla mia scrivania e fisso la lettera. Dovrei essere felice per questa grande occasione che potrebbe cambiare la mia vita lavorativa, ma vestirmi da uomo non faceva parte dei miei piani!